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Thawra, un’inchiesta sul Libano che resiste

DIG Festival / Miyuki Droz Aramaki / Sylvain Lepetit

Il documentario alterna sarcasmo amaro e denuncia, coinvolgendo lo spettatore fin dalle prime immagini. Come i cittadini che affollano le strade di Beirut, anche chi guarda è subito consapevole dei raggiri perpetrati dalla classe dirigente. Alle dichiarazioni ambigue di figure come Riad Salameh, ex governatore della Banca del Libano, si contrappongono le voci di avvocati, giornalisti e attivisti che da anni lottano per giustizia.

Con la moneta locale che ha perso il 98% del proprio valore, a circa quattro milioni di libanesi è stato negato l’accesso ai risparmi, congelati dalle principali banche del Paese. Un profondo squilibrio economico grava sulle spalle di un popolo allo stremo, mentre la classe politica resta paralizzata di fronte alla crisi. Alcuni cittadini – definiti dai telegiornali “eroi del popolo” – reagiscono spinti dalla necessità. È il caso di Sali Hafiz, soprannominata la “Wonder Woman del Libano”, che nel 2022 ha inscenato una rapina in una filiale della Blom Bank a Beirut usando una pistola giocattolo, per poter prelevare i propri soldi e pagare le cure della sorella malata.

 

L’azione è stata trasmessa in livestream: Hafiz invitava pubblicamente chi si trovava nella sua stessa situazione a reagire e reclamare ciò che gli spettava. Intervistata nel documentario Lebanon, The Heist of the Century, diretto da Miyuki Droz Aramaki e Sylvain Lepetit, ribadisce di non aver commesso alcun crimine, essendo legittima proprietaria del denaro. Il vero furto – aggiunge – è quello commesso dallo Stato.

 

Il documentario alterna sarcasmo amaro e denuncia, coinvolgendo lo spettatore fin dalle prime immagini. Come i cittadini che affollano le strade di Beirut, anche chi guarda è subito consapevole dei raggiri perpetrati dalla classe dirigente. Alle dichiarazioni ambigue di figure come Riad Salameh, ex governatore della Banca del Libano, si contrappongono le voci di avvocati, giornalisti e attivisti che da anni lottano per giustizia.

 

Con uno stile didascalico ma mai pedante, Aramaki e Lepetit ricostruiscono le fasi storiche e politiche che hanno portato il Libano dal titolo di “Svizzera del Medio Oriente” al collasso del sistema bancario. Particolare attenzione è data al confessionalismo politico, alle dinamiche emerse durante la guerra civile e al ruolo delle principali fazioni (cristiani, sunniti, sciiti, drusi). Tra i pochi a concedere un’intervista, Walid Joumblatt rappresenta quella classe politica che, per decenni, ha saputo consolidare il proprio potere e patrimonio, trasformando la corruzione in sistema.

 

Nonostante i tentativi dei leader di distorcere la realtà, le parole dei cittadini e le immagini del documentario restituiscono con forza le conseguenze dirette delle loro azioni. Le riprese mostrano la quotidianità di Beirut: strade disordinate, cavi elettrici che si intrecciano tra gli edifici, blackout frequenti che interrompono le interviste e testimoniano la cronica malgestione delle risorse. Da anni, infatti, l’elettricità è disponibile solo per poche ore al giorno, e la popolazione è costretta ad affidarsi a generatori privati.

 

L’esplosione del porto di Beirut nel 2020 ha riportato l’attenzione internazionale sul Libano, grazie anche alle proteste che hanno invaso le piazze. Di fronte al crollo del proprio Paese, un popolo che finalmente non si percepisce più diviso dal confessionalismo lancia un grido unanime che Lebanon, The Heist of the Century raccoglie e rilancia: thawra, rivoluzione.

Noemi Mangialardi

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