Theatre Arts Media Festival
PRIMO PIANO
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Leggere rovine

Borderline Visible

di Ant Hampton / Time Based Editions

I frammenti – immagini, voci, ricordi – non vengono più solo raccolti per resistere, ma condivisi per costruire. Contro la rovina, si risponde con la memoria viva e condivisa. E forse, in quella condivisione, si apre uno spiraglio: non di salvezza, ma di comprensione reciproca. Una nuova forma di rilegatura.

Una sala chiusa, senza palco né attori. 60 sedie occupano il primo piano dello Spazio Messina della Fabbrica del Vapore e su ognuna c’è un libro. «Ant Hampton – Borderline Visible» svetta su una copertina dai toni sfumati del viola e dell’arancione, in basso, vicino alla menzione dell’editore «Time Based Edition», è incollato uno sticker con il numero «77», la durata della performance.

Sfogliando il libro – mentre il pubblico prende posto in sala – si intravedono fotografie e mappe satellitari, pagine nere e lettere a inchiostro rosso. D’improvviso la voce di Ant Hampton si sente attraverso le casse: è una frazione di secondo, il tempo di salutare il pubblico in sala e cedere il microfono alla voce registrata di Astrid Casali, che ci fornisce le informazioni necessarie per lo svolgimento di questa esperienza collettiva. La sua voce racconterà una storia e contemporaneamente indicherà la pagina a cui la sua narrazione fa riferimento.

«La linea è continua, ma la storia è a pezzi» è una delle rivelazioni che Astrid si fa sfuggire all’inizio del racconto ed è ciò che lo spettatore percepisce appena gli viene chiesto di aprire il libro. La prima storia – o, se vogliamo, il primo livello di narrazione – che incontriamo è il lavoro precedente di Hampton: Mund-Stück / Mouth Piece, performance del 2019, realizzata da Hampton in collaborazione con Rita Pauls durante un viaggio in autostop che le due intrapresero per imparare il tedesco, e che porta alla luce un quesito: «Cosa secondo te dovrebbe essere detto?». Questa è la domanda che Hampton e Pauls hanno rivolto alle numerose persone che hanno incontrato durante il loro viaggio ed è la domanda che Astrid pone adesso a se stessa e al suo pubblico.

 

«Vai alla pagina 23.»

«Torna alla pagina 4 e tieni il segno.»

«Ora a pagina 2 e gira la pagina.»

 

Le pagine scorrono, alternando un racconto personale e uno collettivo. La sfera dell’io si sovrappone, si sostituisce fino a combaciare con quella del noi, perché «ogni storia ha bisogno di una rilegatura, qui composta da quattro fili: l’Alzheimer, l’autostop, la diaspora sefardita, The Waste Land di Thomas S. Eliot».

I primi due fili trapelano già dalla rievocazione di Mouth Piece: Astrid ci mostra, a pagina 23, una foto di due giovani in spiaggia, i nonni di Rita – nati in Germania di fede ebraica, poi trasferitisi in Argentina – colti in un momento di spensieratezza sulla spiaggia. Allo stesso tempo ci presenta la sorella più grande di Rita Ninì, donna in pensione affetta da Alzheimer, che prima della diagnosi aveva deciso di imparare a memoria The Waste Land di Eliot.

Il racconto continua e lo spettatore viene a contatto con il secondo livello di narrazione: una mappa alla fine del libro, su cui sono segnati due percorsi. Il primo, contrassegnato con frecce arancioni, indica la diaspora sefardita, durante la quale i cittadini di fede ebraica sono stati espulsi dalla Spagna e sono fuggiti per tutto il Mediterraneo. Il secondo, con un tracciato segmentato in blu, segue invece  un percorso a ritroso che conduce lo spettatore alla «pagina 53, Svizzera. […] Ecco la destinazione, Losanna e Smirne». In questo modo, due città  molto diverse l’una dall’altra ora sono, improvvisamente, unite in un racconto che si affretta e rallenta, in cui le dolci note di un pianoforte accarezzano la voce di Astrid, mentre le immagini di una Smirne desolata si contrappongono alla calma delle vedute dei laghi svizzeri.

 

«Vai alla pagina 107. Metà del libro è metà del viaggio.»

 

Foto in bianco e nero di un tortuoso passato si sorvappongono a un presente a colori apparentemente perfetto. Astrid costringe il pubblico a confrontare le immagini che ha di fronte, poste anche su pagine differenti, quasi per indagare con noi se esitano davvero delle differenze. Se le lapidi ebraiche trafugate da un cimitero e utilizzate come pavimento per una chiesa siano davvero differenti da un cimitero di migranti senza nome, dove i numeri sono gli unici elementi utili al riconoscimento. Se la voce di Pavarotti nei «Pagliacci» utilizzata per coprire le urla dei rivoltosi torturati sia tanto lontana dal rumore delle navi di soccorso che osservano centinaia di vite rigettate in mare aperto. È come se ogni individuo in sala venisse chiamato a riconoscersi in una storia che è tanto propria quanto condivisa. E proprio in questo scarto tra frammenti di memoria e rovine del presente, tra immagini che separano e immagini che uniscono, risuona una variazione potente del verso di Eliot: «These fragments I have shored against my ruins» diventa qui «These fragments I have shared against my ruins». Non più solo un gesto solitario di salvataggio, ma un atto collettivo di condivisione. I frammenti – immagini, voci, ricordi – non vengono più solo raccolti per resistere, ma condivisi per costruire. Contro la rovina, si risponde con la memoria viva e condivisa. E forse, in quella condivisione, si apre uno spiraglio: non di salvezza, ma di comprensione reciproca. Una nuova forma di rilegatura. La voce di Astrid ci chiede di fare un passo in più, di non limitarci al ruolo di spettatori passivi, ma di diventare parte di un processo collettivo, di un “noi” che si forma attraverso le azioni, le scelte e le connessioni invisibili che legano le storie tra loro.

L’esperienza collettiva culmina in un finale che non è tanto una conclusione quanto una nuova apertura, un’ulteriore domanda che si aggiunge alle mille altre: «Che cosa non vedono i vedenti?» diventa un invito a riflettere su ciò che ignoriamo, su ciò che scegliamo di non vedere, e su come la nostra percezione del mondo sia determinata non solo da ciò che guardiamo, ma anche da ciò che rimane nascosto.

Mariachiara Merola

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