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PRIMO PIANO
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Il gioco della democrazia

Ontroerend Goed

Durante la messa in scena la platea diventa un’arena politica, rende lo spettatore elettore: grazie alle sue scelte, sarà determinante per la costruzione drammaturgica dello spettacolo. Attraverso il coinvolgimento del pubblico in una forma sottile di teatro partecipato, tratto distintivo dei lavori della compagnia, il pubblico-elettorato viene chiamato a esprimere le sue opinioni e a votare. Ma votare cosa? E soprattutto: per chi e sulla base di quali elementi?

Un ring, quattro schermi. Un microfono che scende dall’alto segna l’inizio dello spettacolo. La presentatrice in completo grigio – un look che stride rispetto alla location sportiva –  si rivolge direttamente al pubblico parafrasando l’incipit shakespeariano del discorso di Marco Antonio, intimando alla platea «Lend me your ear», un avvertimento immediatamente seguito dalle istruzioni per il proseguimento del gioco. Ogni spettatore stringe tra le mani un piccolo telecomando con cinque pulsanti, ricevuto all’ingresso. Sul ring appaiono cinque contendenti in accappatoio, di cui si intravede appena il volto sotto il cappuccio; tengono in mano un numero pescato poco prima. La presentatrice esorta il pubblico a votare per il proprio preferito, servendosi del telecomando. Il risultato appare sugli schermi. Viene annunciato il secondo round e gli attori si tolgono gli accappatoi: sono pronti a combattere. Non a suon di pugni, come ci si aspetterebbe, ma a colpi di parole, movimenti e sguardi: i candidati si presentano, si raccontano, si vendono con la naturalezza studiata di chi conosce le regole del gioco. Ma sono i loro sguardi, i silenzi, le posture a diventare veicolo di significati più profondi, rivelando lentamente logiche sottese alla realtà della politica.

“Fight Night”, creazione della compagnia belga Ontroerend Goed con la regia di Alexander Devriendt, dopo più di dieci anni dal debutto, approda per la prima  volta in Italia al festival LIFE, in una versione rinnovata ma fedele all’originale, segno, questo, della sua straordinaria attualità e forza drammaturgica. La pièce, che nella sua storia ha girato tutto il mondo, non viene mai adattata agli eventi propri del luogo di rappresentazione, ma riesce, grazie alla sua enorme flessibilità, ad aderire perfettamente alle dinamiche politiche del contesto specifico. Ogni spettatore, a prescindere dalla provenienza geografica, sente che lo spettacolo sta parlando a lui, con lui, di lui e della sua realtà quotidiana. E d’altronde “Fight night” ruota attorno a un tema che ci riguarda tutti, quello della democrazia. Lo spettacolo si serve dell’elezione diretta per mettere in mostra le dinamiche sottese al meccanismo democratico, fino a sviscerarne ogni aspetto, anche quello più problematico. Ci mostra, infatti, quanto sia facile cadere nella trappola della semplificazione che molto spesso degenera in estremismi. Durante la messa in scena la platea diventa un’arena politica, rende lo spettatore elettore: grazie alle sue scelte, sarà determinante per la costruzione drammaturgica dello spettacolo. Attraverso il coinvolgimento del pubblico in una forma sottile di teatro partecipato, tratto distintivo dei lavori della compagnia, il pubblico-elettorato viene chiamato a esprimere le sue opinioni e a votare. Ma votare cosa? E soprattutto: per chi e sulla base di quali elementi? Non ci sono slogan politici né dichiarazioni ideologiche. Lo spettacolo non prende posizione, ma mostra – con chirurgica precisione – le dinamiche che ci conducono, inconsapevolmente, a “scegliere” ciò che altri hanno già deciso per noi. Ogni turno della competizione è scandito da nuovi criteri: suggerimenti, indicazioni e narrazioni guidano – o meglio, dirigono – le scelte collettive. In un mondo dove tutto sembra trasparente, lo spettacolo svela quanto sia fragile e malleabile il meccanismo democratico quando la partecipazione è ridotta a un atto rituale e condizionato. Non si assiste passivamente, si partecipa e anche quando si sceglie di non partecipare: la propria astensione contribuisce a determinare la vittoria di qualcuno o la sconfitta di qualcun altro. Ma chi vincerà davvero? Riuscirà uno dei candidati a essere espressione di ognuno o quantomeno della maggioranza? Ogni spettatore è chiamato a rispondere della propria etica, della propria identità, dei propri pregiudizi. Il tono ironico alleggerisce l’atmosfera: è solo un gioco, d’altronde, non è la vita vera. Ma il round successivo è già pronto a colpire e a catapultarci in una nuova dimensione di serietà, dai tratti talvolta inquietanti. Ci si diverte, sì, ma con un retrogusto amaro che resta anche dopo la fine dello spettacolo, soprattutto dopo aver visto quanti, magari solo in nome di un breve momento di gloria, o per sperimentare qualcosa di nuovo approfittando della finzione teatrale (speriamo!), hanno rinunciato al loro telecomando, indispensabile per il voto, per seguire la voce di una leader capace di parlare alla pancia più che alla mente.

“Fight Night” è uno specchio impietoso ma necessario, che racconta più di noi – pubblico – che dei candidati e delle ideologie politiche. E in un’epoca di fake news, polarizzazione e populismi, in cui chi è al potere esorta i cittadini a non esercitare un diritto costituzionale, ci ricorda, con inesorabile ironia, che la democrazia è ben più di una scelta tra opzioni: è un processo fragile, che richiede cura, responsabilità e spirito critico. «Don’t give away your choice» è l’appello che lo spettacolo si lascia sfuggire – non permettere che siano gli altri a scegliere per te al posto tuo e non rinunciare al tuo diritto di voto, perché potrebbe non esserti più restituito – un monito, che in questi tempi di crisi democratica, ci ricorda che nella vita, come in questo spettacolo, oggi più che mai, siamo chiamati attivamente a prendere posizione.

Chiara Emma

WHAT’S YOUR LENS?

Direi, quindi, che la nostra lente è proprio la scelta di includere il pubblico e di fargli vivere un’esperienza immersiva. E anche quando gli spettatori non interagiscono attivamente con noi, desideriamo comunque portarli nel “qui e ora” e condurli verso una connessione più profonda con quanto accade attorno a loro.

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